No agli spot sull’immigrazione

Matteo Renzi torna alla carica sull’abolizione della legge Bossi-Fini e sull’introduzione dello ius soli, il diritto di cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia. Lo fa con toni accorati (“come si fa a non guardare in faccia un bambino e vedere lui e il suo compagno di banco, tutti e due nati nello stesso ospedale, tutti e due con lo stesso accento strascicato fiorentino, tutti e due tifosi della stessa squadra, tutti e due innamorati della stessa ragazzina, ma uno è cittadino italiano e uno no?”), e anche per mettere in difficoltà il governo Letta.
12 AGO 20
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Matteo Renzi torna alla carica sull’abolizione della legge Bossi-Fini e sull’introduzione dello ius soli, il diritto di cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia. Lo fa con toni accorati (“come si fa a non guardare in faccia un bambino e vedere lui e il suo compagno di banco, tutti e due nati nello stesso ospedale, tutti e due con lo stesso accento strascicato fiorentino, tutti e due tifosi della stessa squadra, tutti e due innamorati della stessa ragazzina, ma uno è cittadino italiano e uno no?”), e anche per mettere in difficoltà il governo Letta. Tatticismi e buonismo sull’accoglienza sono però nemici della ragione, almeno quanto la demagogia di stampo opposto. Qualcuno, anche nello staff di Renzi, calcola i costi dello ius soli, magari abbinato a norme elastiche sulla clandestinità?
In Italia mancano cifre attendibili, mentre per la Caritas i 5 milioni di immigrati regolari, con la Bossi-Fini in vigore, contribuiscono per l’11 per cento al pil. La stima è però precedente alla crisi. Si sa tuttavia come si muove il resto d’Europa, a cominciare dai paesi di più antica immigrazione: stringe i freni di quelli che il premier inglese David Cameron chiama “fallimento del modello multietnico” e “turismo della cittadinanza”. La Gran Bretagna riduce il welfare per bulgari e romeni, mentre gli stessi italiani che vanno a Londra per studiare o lavorare trovano ostacoli per aprire un conto in banca e ottenere sussidi.
Germania e Francia si sono dichiarate d’accordo. Angela Merkel ha dichiarato: “I migranti economici causano problemi sociali. Sono necessarie restrizioni”. Una stretta è stata decisa dall’Olanda, con l’espulsione dei clandestini e sanzioni penali per chi affitta o assume in nero. Quanto allo ius soli, documenta su lavoce.info l’economista Graziella Bertocchi, l’unica a mantenerlo incondizionato è l’Irlanda; Francia, Spagna, Olanda e Germania l’hanno sottoposto a vincoli aumentando il periodo di permanenza dei genitori e pretendendo la conoscenza della lingua e delle leggi; altri 14 paesi europei non lo prevedono. E’ troppo chiedere di ragionare senza demagogia e furbizia, e con dati alla mano?